(fonte www.repubblica.it 3 febbraio 2021) – Parla Antonella Polimeni, la prima rettrice dell’ateneo di Roma La Sapienza, in pole position per un ministero nel governo Draghi (l’università o la salute) Nella sua agenda: la leadership femminile e la modernizzazione degli atenei. “La sfida sarà tradurre i principi in atti concreti:ho già creato un comitato tecnico per la diversità e l’inclusione”.

PARI opportunità per pari capacità”. Antonella Polimeni è la prima donna, dopo 717 anni, alla guida dell’università La Sapienza, il più grande ateneo d’Europa. E’ un medico, ha 58 anni, è sposata e ha due figli, Lorenzo (28 anni) e Sofia (25). Una lunga carriera la sua, in un mondo accademico dominato dai colleghi maschi, che l’ha portata fino alla carica di preside della facoltà di Medicina e Odontoiatria e adesso magnifica rettrice. Nel suo programma la parità di genere è diventata una priorità. “Le donne – spiega – devono essere messe nelle condizioni di aspirare alla leadership. Le studentesse sono circa il 60% tra gli iscritti alla nostra università, ma non sono la maggioranza ai vertici della ricerca e delle professioni. Vogliamo formare le ragazze perché possano puntare in alto”.

Eletta al primo turno con oltre il 60% dei voti, nel dicembre 2020, Antonella Polimeni ha seguito le orme del padre medico. Docente di Malattie Odontostomatologiche, si occupa di “bambini con bisogni speciali”. Ha fondato e diretto il centro di Odontoiatria pediatrica “special need” al Policlinico Umberto I a Roma, diventato un punto di riferimento per le famiglie di tutta Italia con figli affetti da gravi alterazioni psico-fisiche. “Questo lavoro – racconta – è la bussola del mio percorso dei prossimi sei anni alla Sapienza: affronterò il tema dell’inclusione calando questo principio nella realtà. Bisogna trasformare le buone idee in atti concreti per capire e partecipare ai bisogni delle persone”.

Rettrice, perché è più faticoso per una donna conquistare posti di rilievo nelle università?

“Molte donne vengono fermate da atteggiamenti discriminatori, anche a me è accaduto. Bisogna evitare che gli autoritarismi condizionino le loro scelte. Perché, soprattutto per le studentesse, il rischio è che questo tipo di ostacoli porti ad interrompere la formazione. Nel mio mandato voglio affrontare in concreto la questione della parità di genere e, più in generale, delle disuguaglianze. Voglio una Sapienza inclusiva a 360 gradi che metta al centro gli studenti”.

Quali saranno le prime azioni?

“Ho creato un Comitato tecnico scientifico sulla diversità e l’inclusione perché garantire i diritti (tra cui il diritto allo studio)  significa dotarsi di strumenti efficaci. Alla sapienza entra adesso in vigore il Codice di condotta contro le molestie sessuali con le linee operative per la parità di genere. La nuova figura che abbiamo creato è la Consigliera di fiducia, esterna all’ateneo, prevista dalle leggi europee”.

Cosa direbbe a una ragazza che inizia oggi un percorso nel mondo accademico?

“Lavora per diventare competente e autorevole. Così si può combattere il maschilismo”.

Diventare rettrice era il suo obiettivo?

“Non proprio. Ma questa promozione può diventare un modello per le giovani donne. In parte, sento questa responsabilità”

Come è cambiata negli ultimi anni l’università?

“Si sta aprendo sempre di più al mondo esterno. L’università ha la grande responsabilità di saldare il rapporto tra scienza e società. La terza missione è una delle funzioni fondamentali, oltre la didattica e la ricerca. La possibilità che le ricercatrici e i ricercatori valichino le mura dell’ateneo per portare conoscenza nella società civile. Peraltro, le università vengono ora valutate anche per questo. Vogliamo comunicare le nostre conoscenze ai cittadini”

Nell’era del Covid questo bisogno di divulgazione scientifica è aumentato e forse si fa molto confusione.

“Per questo è importante che le informazioni scientifiche provengano direttamente dalle istituzioni accademiche, dai ricercatori. Bisogna dare la possibilità ai cittadini di capire dove si nascondono le fake news e dove invece c’è la garanzia di una risposta scientifica. L’Alfabeto della Salute del Gruppo Gedi è un esempio mirabile”.

Come si combattono le fake news?

“L’informazione scientifica è essenziale nell’era della comunicazione digitale e deve occupare quello spazio. Dobbiamo dare la possibilità ai cittadini di selezionare le informazioni corrette, soprattutto in campo ultra sensibile come la Medicina”.

Quanto inciderà, in questo periodo di pandemia, la didattica a distanza nella formazione degli studenti?

“Bisogna osservare questo periodo con una duplice ottica: un fronte è quello del disagio perché nessuna forma può sostituire l’insegnamento in presenza, perché noi non formiamo profili professionali ma persone, quindi l’elemento della socialità tra docenti e studenti e tra studenti tra loro è irrinunciabile”.

E il secondo fronte?

“Questa pandemia è anche una opportunità. Essere stati costretti a trovare velocemente un’alternativa alla didattica in presenza, ha spinto gli atenei ad adeguarsi rapidamente dal punto di visto tecnologico. E’ stato un enzima per velocizzare un processo di digitalizzazione.

Quando tutto questo sarà finito cosa resterà?

“Quando torneremo completamente in presenza, l’esperienza della didattica a distanza sarà stata comunque molto utile. La useremo ancora per affiancare la didattica tradizionale. Questo periodo si trasformerà comunque in una ricchezza. Anche per i ragazzi. Li porterà a riflettere sull’importanza della normalità”.

E per lei cosa resterà di questo periodo di convivenza con il Covid dal punto di vista personale?

“Anche per me è stato importante capire il valore della quotidianità. Le racconto un episodio. La nostra è una famiglia a cui piace trascorrere le vacanze viaggiando in posti impegnativi e lontani. Nel maggio scorso, alla fine del primo lockdown, ci siamo ritrovati tutti e quattro a mangiare davanti a mare a Fregene. Ci sembrava una spiaggia dei Caraibi. Eravamo a pochi chilometri da casa, ma ho provato una sensazione di libertà e di benessere che non dimenticherò mai”.