(fonte www.quotidianosanita.it 19 gennaio 2021 ) Ornella Mancin, medico di famiglia – Gentile Direttore, l’interessante analisi della collega Noventa (QS 11 gennaio)  pone in evidenza come in sanità continui ad esserci una “questione femminile”. Il problema era stato anche da me sollevato tre anni fa al momento dell’insediamento del comitato centrale  della Fnomceo (QS 29 gennaio 2018) che come notoriamente sappiamo non ha al suo interno alcuna donna.

La “non”rappresentanza femminile  in campo sanitario è stato ben documentato dai dati riportati sempre da Noventa e  Maggi (QS 2 settembre 2020)  che hanno messo in luce  come essa non sia limitata alla Fnomceo  e agli Ordini Provinciali ma  interessi anche  i sindacati, l’Enpam, le società scientifiche ed anche gli ordini dei farmacisti, degli infermieri e  delle altre professioni sanitarie: in una parola tutto il settore della sanità.
Di fatto la componente femminile manca di rappresentatività in tutti i maggiori organi di governo della professione.

Questo appare in linea con il Rapporto sul divario di genere pubblicato dal Forum economico mondiale. L’Italia  è 76° su 153 paesi (sei posizioni indietro rispetto al 2018) per  i progressi fatti verso la parità di genere in quattro campi: partecipazione e opportunità economiche, istruzione, salute e speranza di vita, coinvolgimento nella politica(qui l’articolo per intero)