L’Istituto Cattaneo: «La pandemia, in Italia, sta uccidendo molte più donne di quanto risulta dai bollettini quotidiani. Tante sono morte nelle Rsa e non risultano come decessi da Covid-19»

di Claudio Bozza (tratto da corriere.it 15.04.2020)

Analizzando i dati ufficiali della protezione civile emerge che, tra i decessi da Coronavirus, il tasso di mortalità maschile rispetto a quello femminile è di circa di 3 a 1. Ma sono davvero queste le proporzioni? Tale dinamica corrisponde sì a realtà, ma con numeri decisamente più contenuti: solo il 30% in più, anziché il +150% come stimato fino ad oggi. In sintesi: la pandemia, in Italia, sta uccidendo molte più donne di quanto risulta dai bollettini quotidiani. (Qui tutti i bollettini della protezione civile)

I dati a confronto

Questa realtà dei fatti emerge da un dettagliato studio dall’Istituto Cattaneo, che parte da un assunto chiave: «Finora gran parte delle analisi sui decessi hanno considerato i pazienti deceduti positivi al Covid-19, un insieme che include i soli decessi avvenuti negli ospedali e relativi a pazienti sottoposti al test invita, o post-mortem».  Le donne risultano quindi meno protette dal rischio di morire rispetto a quanto emerge dai dati della protezione civile. Così gli esperti dell’istituto di ricerca di Bologna hanno avviato un confronto tra la media dei decessi giornalieri registrati dall’anagrafe nel quadriennio 2015-2019 nell’intervallo 21 febbraio (prima morte ufficiale da Covid-19) e il 28 marzo e la mortalità media nello stesso arco di tempo del 2020. «Osservando i dati ufficiali sui pazienti deceduti per Covid-19, il numero di decessi maschili su 100 mila uomini è del 151% più alto del corrispettivo femminile — evidenzia Asher Colombo, ordinario di Sociologia all’Università di Bologna e presidente del Cattaneo, che ha condotto lo studio con Roberto Impicciatore e Rocco Molinari —. Se si osservano, invece, i dati dei decessi nei 40 giorni indicati del 2020 eccedenti rispetto alla media 2015-19, la differenza scende al 37,9%», assottigliandosi sempre di più con l’aumento dell’età.

La variabile chiave delle Rsa

La forte preponderanza di uomini tra i pazienti deceduti positivi al Coronavirus può dipendere, in parte, dal livello di ospedalizzazione delle persone positive. Infatti, è verosimile che, rispetto a quanto accade agli uomini, tra le donne vi sia una più alta proporzione di decessi in casa o nelle Rsa (dove i decessi per Coronavirus non vengono classificati rigidamente) che in ospedale. Secondo i dati Istat, infatti, nelle residenze sanitarie assistite c’è una forte preponderanza di donne: si va dal 73,% in Piemonte, al 68,8 in Sardegna. «Se, poi, la proporzione di anziani sul totale dei pazienti deceduti positivi a Covid-19 è più bassa di quella che, invece, si osserva tra i decessi eccedenti nel 2020 – spiega ancora il Cattaneo -, questo può essere ricondotto alle differenze nel luogo in cui si muore a seconda dell’anzianità, perché al crescere dell’età la quota di decessi per Covid-19 in ospedale sul totale si riduce». E infine, i ricercatori osservano che «la diversa distribuzione del luogo del decesso al variare del sesso e dell’età resta tuttavia uno dei nodi su cui le ricerche dovranno interrogarsi in un futuro prossimo».

Leggi tutto  l’articolo