Il nuovo coronavirus potrebbe nascondersi nei testicoli e sfuggire all’attacco del sistema immunitario.  Lo studio –  svolto dai ricercatori del Montefiore Health System e dall’Albert Einstein College of Medicine, in collaborazione con l’ospedale Kasturba di Mumbai (India), secondo cui i testicoli rappresentano una specie di serbatoio per il nuovo coronavirusè stato pubblicato sulle pagine della rivista peer-review MedRxiv e non è stato quindi ancora sottoposto a revisione.

(tratto da wired.it 20 aprile 2020,di Marta Musso) – Gli uomini sono più vulnerabili al nuovo coronavirus. Presentano, infatti, tempi di guarigione più lunghi e sintomi più gravi della Covid-19, rispetto al sesso femminile. E tra le diverse ipotesi che si stanno formulando su questa differenza di genere, come per esempio il fatto che gli uomini fumino di più o soffrano maggiormente di malattie preesistenti come il diabete e l’ipertensione, oggi si fa strada un’altra possibilità. Ossia quella che il nuovo coronavirus possa rifugiarsi nei testicoli. A riferirlo è uno studio svolto dai ricercatori del Montefiore Health System e dall’Albert Einstein College of Medicine, in collaborazione con l’ospedale Kasturba di Mumbai (India), secondo cui i testicoli rappresentano una specie di serbatoio per il nuovo coronavirus. Lo studio, che rappresenta un passo in avanti per riuscire a spiegare il perché gli uomini siano più vulnerabili al virus, è stato pubblicato sulle pagine della rivista peer-review MedRxiv e non è stato quindi ancora sottoposto a revisione.

Per capire le cause dei diversi effetti del nuovo coronavirus sul genere sessuale, i ricercatori hanno monitorato 68 pazienti (20 donne e 48 uomini) ricoverati in un ospedale di Mumbai, osservando che gli uomini erano effettivamente più colpiti dalla Covid-19 rispetto alle donne. Dalle analisi, i ricercatori hanno poi osservato che il nuovo coronavirus si lega a un recettore, l’ormai famoso Ace2 che serve al virus per entrare e attaccare le cellule umane, presente in grandi quantità anche nei testicoli, oltre che nei tessuti dei polmoni, del tratto digerente e del cuore. Mentre nel tessuto ovarico, precisano i ricercatori, la concentrazione dell’Ace2 è significativamente minore.

Questi dati preliminari, quindi, potrebbero spiegare il perché le donne presentano tempi di guarigione più veloci e sintomi meno gravi rispetto agli uomini. Dai risultati, infatti, è emerso che le 20 pazienti monitorate hanno impiegato in media 4 giorni per guarire dal coronavirus, a differenza degli uomini che hanno avuto un tempo di guarigione più lungo, in media di 6 giorni. “Queste osservazioni dimostrano che i pazienti di sesso maschile hanno ritardato la clearance virale (capacità di smaltimento, ndr)”, scrivono i ricercatori, sottolineando come i testicoli possano servire come un vero e proprio nascondiglio per il nuovo coronavirus, dove resterebbe più protetto dall’attacco del sistema immunitario. “I testicoli possono dare al virus un ulteriore punto di accesso. E poiché sono separati da una barriera dal sistema immunitario, possono rappresentare uno degli ultimi nascondigli del virus”.

 Se i risultati preliminari dovessero essere confermati, inoltre, l’autrice della ricerca Jayanthi Shastri ha riferito al Los Angeles Times che non escluderebbe il fatto che se il coronavirus si nasconde nei testicoli, potrebbe essere trasmesso anche per via sessuale. “In quel caso dovremo prendere sicuramente in considerazione che il virus possa essere secreto nel liquido seminale”, conclude l’esperta. Si sa, tuttavia, che le donne combattono molti altri virus più rapidamente rispetto agli uomini, in parte perché hanno una risposta immunitaria più forte. “L’idea che il coronavirus possa trovare rifugio nei testicoli è speculativa”, commenta Kathryn Sandberg,immunologa della Georgetown University. “Vale la pena sottolineare che l’Ace2 si trova nei testicoli e potrebbe giocare un ruolo”.

Ma alcuni esperti si sono già dimostrati scettici nei confronti di questi risultati preliminari. Per esempio, Paolo Madeddu dell’Università di Bristol ha spiegato alcune perplessità: prima di tutto il campione dello studio è estremamente piccolo e le differenze osservate sono poco rilevanti. In secondo luogo, aggiunge l’esperto, se l’ipotesi dello studio fosse corretta si dovrebbero osservare sintomi clinici, come l’infiammazione dei testicoli, che per il momento non sono riportati tra quelli della Covid-19. Uno studio precedente, inoltre, suggeriva che il coronavirus potesse ridurre la fertilità, ma è stato poi ritirato. “È importante sottolineare che un altro studio ha dimostrato che non c’è alcun segno del virus nello sperma di uomini infetti dal coronavirus”, spiega l’esperto. Un lieve aumento della durata della malattia in un piccolo campione, ribadisce Madeddu, insieme al fatto che il recettore del virus è espresso nei testicoli, è tutt’altro che sufficiente per dire che siano serbatoi per il coronavirus. “Questa pubblicazione non fornisce prove sufficienti e sono necessari ulteriori studi su campioni molto più ampi ed endpoint più forti”

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