Medicina delle dipendenze – Differenze di genere

Differenze di genere nelle dipendenze

Walter Fratta
Dipartimento Scienze Biomediche Università di Cagliari Centro di Eccellenza Neurobiologia della Dipendenza Università di Cagliari
Liana Fattore
Centro di Eccellenza Neurobiologia della Dipendenza Università di Cagliari CNR Istituto di Neuroscienze Sezione di Cagliari

È un dato di letteratura consolidato che esistano ampie differenze di genere nella salute. Anche nell’ambito della tossicodipendenza, la letteratura scientifica ha da tempo messo in evidenza molteplici differenze di genere, a partire dalla prevalenza dell’eroino-dipendenza che affligge per lo più il genere maschile. La dipendenza da eroina si manifesta con diverse modalità negli uomini e nelle donne. Le differenze sono molteplici, e interessano tutti gli stadi della dipendenza: i fattori di rischio, le caratteristiche d’uso, le modalità di accesso ai servizi per il trattamento, i trattamenti; e gli esiti appaiono infatti essere profondamente diversi tra i due sessi. Lo studio VEdeTTE (www.studio-vedette.it) è uno studio di coorte multicentrico che si è svolto tra il 1998 e il 2001 in tredici Regioni Italiane coinvolgendo più di 11.000 soggetti tossicodipendenti da eroina trattati presso i Servizi per le Tossicodipendenze (SerT). L’obiettivo dello studio era valutare l’efficacia dei trattamenti nel prevenire la mortalità acuta e nel favorire la ritenzione in trattamento. La mole di dati raccolti ha permesso di studiare nel dettaglio anche le differenze di genere, alle quali è stata dedicata una specifica monografia. La monografia ha tentato di integrare più discipline nello sforzo di formulare ipotesi e fornire spiegazioni alle differenze inerenti il genere nello sviluppo della patologia da dipendenza da eroina, e nell’individuare le ragioni delle differenze osservate. Di tale monografia si fornisce in questo articolo una sintesi.

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  Differenze di genere: evidenze dallo studio VEdeTTE

Il concetto di “dipendenza” viene generalmente associato all’abuso di sostanze legali o illegali, e differenze di genere nella frequenza e quantità di droga consumata così come negli effetti e nelle conseguenze di un loro utilizzo sono ampiamente documentate in letteratura. Tuttavia, un numero non esiguo di altre attività non legate all’abuso di sostanze è comunque in grado di generare dipendenza, soprattutto quelle riguardanti “piaceri” (reward) naturali quali il gioco, il cibo o il sesso. Queste forme di dipendenza stanno ricevendo grande attenzione medica e scientifica negli ultimi anni, in seguito all’aumento del numero di individui che sempre più frequentemente riportano sintomi del tutto paragonabili alla tossicodipendenza e riconducibili principalmente ad un deficit nel controllo dell’impulso. Tutte le “dipendenze comportamentali” sono caratterizzate infatti da: (1) una sensazione di tensione emotiva e di eccitazione quando si sta per compiere l’azione, (2) un senso di gratificazione e/o sollievo una volta compiuta l’azione, (3) incapacità di resistere all’impulso nonostante si possa andare incontro a spiacevoli conseguenze o seri pericoli non solo per se stessi ma anche per la famiglia, gli amici, o sul lavoro. In questa definizione rientrano l’assunzione compulsiva di cibo e l’eccessivo esercizio fisico, l’iperattività sessuale ed il gioco d’azzardo patologico, l’eccessivo utilizzo di Internet e lo shopping compulsivo. Questi comportamenti, definiti anche “disordini del controllo dell’impulso” tipicamente comportano azioni che risultano dannose per chi le compie o per chi sta loro vicino, e condividono diverse caratteristiche oltre la compulsività e l’impulsività, quali l’insorgenza di un desiderio smodato e spesso incontrollabile di intraprendere quell’attività (craving), tolleranza (la necessità di incrementarne la frequenza col passare del tempo), l’insorgenza di sintomi astinenziali (soprattutto irritabilità e irrequietezza) e le ricadute nonostante la ferma intenzione di astenersi da tali comportamenti. Uomini e donne differiscono notevolmente nella loro attitudine a fare uso di sostanze e intraprendere attività gratificanti, e di conseguenza a sviluppare dipendenza da droghe e altre forme di dipendenze comportamentali. Questo articolo illustra le differenze principali riscontrate tra uomini e donne nelle varie forme di dipendenza, a partire dalla tossicodipendenza per concludere con le dipendenze di più recente identificazione, come lo shopping compulsivo. Verranno esaminati potenziali fattori di rischio per queste patologie e la neurobiologia sottostante le differenze di genere riscontrate, con una particolare attenzione rivolta al ruolo giocato dagli ormoni sessuali nel controllo degli impulsi e nella modulazione del comportamento d’abuso.

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Differenze di genere nel disturbo da uso di eroina

Luca Rovai
Unità di Doppia Diagnosi “Vincent P. Dole” AOU Pisana Ospedali Riuniti di Santa Chiara Dipartimento di Neuroscienze Università di Pisa
Angelo GI Maremmani
Unità di Doppia Diagnosi “Vincent P. Dole” AOU Pisana Ospedali Riuniti di Santa Chiara Dipartimento di Neuroscienze Università di Pisa Associazione per l’Utilizzo delle Conoscenze Neuroscientifiche a fini Sociali AU-CNS, Pietrasanta, LU
Silvia Bacciardi
Unità di Doppia Diagnosi “Vincent P. Dole” AOU Pisana Ospedali Riuniti di Santa Chiara
Fabio Rugani
Unità di Doppia Diagnosi “Vincent P. Dole” AOU Pisana Ospedali Riuniti di Santa Chiara
Matteo Pacini
Istituto di Scienze del Comportamento “G. De Lisio” Pisa
Francesco Lamanna
SerT Pisa
Stefania Canoniero
SerT Savona
Liliana Dell’Osso
Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Pisa
Icro Maremmani
Unità di Doppia Diagnosi “Vincent P. Dole” AOU Pisana Ospedali Riuniti di Santa Chiara Dipartimento di Neuroscienze Università di Pisa Associazione per l’Utilizzo delle Conoscenze Neuroscientifiche a fini Sociali AU-CNS, Pietrasanta, LU Istituto di Scienze del Comportamento “G. De Lisio” Pisa

 Introduzione: Parimenti ad altre malattie psichiche e somatiche, la tossicodipendenza presenta rilevanti differenze di genere, che tuttavia sono spesso sottostimate nella pratica clinica di tutti i giorni. Scopo: Questa revisione ha lo scopo di passare in rassegna la letteratura corrente sulle differenze di genere nell’ambito del disturbo da uso di eroina, con l’intento di formulare alcune proposte atte a migliorare l’approccio clinico e terapeutico nei confronti di pazienti eroinomani di sesso opposto. Metodo: Abbiamo considerato l’impatto del genere su quattro dimensioni rappresentate da 1) patologie somatiche, 2) sintomatologia psichiatrica, 3) adattamento socio-ambientale, e 4) caratteristiche longitudinali e trasversali della storia tossicomanica. Le differenze di genere osservate nell’ambito dell’eroinopatia sono quindi state confrontate con quelle riscontrate per gli altri disturbi da uso di sostanze. Risultati: Le donne eroinomani presentano, rispetto agli uomini, un esordio più precoce dell’uso di eroina, una progressione più rapida da uso a dipendenza, un ricorso più precoce alle terapie, una storia tossicomanica meno grave, una maggior compromissione sul piano psichico e somatico e livelli più bassi di occupazione e scolarizzazione. Dal canto loro gli uomini presentano una storia tossicomanica più grave, e una maggiore tendenza ai comportamenti illegali, dai quali discende il maggior rischio di andare incontro a pene detentive. Conclusioni: Le differenze di genere riscontrate nell’ambito della popolazione degli eroinomani investono non solo i dati epidemiologici, ma anche le caratteristiche cliniche e di decorso della malattia, e in parte gli outcome di trattamento. Tali differenze, da un lato supportano, per le donne, il maggior ruolo della modalità auto-terapica nelle fasi iniziali di malattia, dall’altro fanno riflettere sulla necessità di potenziare, nella popolazione degli eroinomani di sesso femminile, gli interventi terapeutici e di screening.

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LA TOSSICODIPENDENZA FEMMINILE: UNA RICERCA ESEGUITA SU UN CAMPIONE DI TOSSICODIPENDENTI DA OPPIACEI 

Di  Roberto Berrini, Gianni Cambiaso, Attilio Cocchini, Luciana Santioli, Teresa Serra, Pierangelo Troletti

Premessa

Per comprendere le motivazioni del lavoro descritto in questo articolo pensiamo possa essere utile premettere una breve descrizione del contenuto delle pubblicazioni precedenti a cui l’attuale si ispira, ponendosi come ulteriore passo nella direzione di una ricerca più approfondita sulla vicenda relazionale della famiglia del tossicodipendente. Cirillo, Berrini, Cambiaso e Mazza (1993, 1995, 1996, 1999), insieme come gruppo di lavoro, e separatamente (Cambiaso, Berrini, Codini,1989; Berrini, Cambiaso, 1991; Cambiaso, Berrini, 1992; Berrini, Cambiaso, 1995; Cambiaso, Berrini, 1998; Cirillo, 1996; Mazza, 1984; Mazza, Marchiò, 1995), hanno cercato di descrivere le loro riflessioni derivate dall’esperienza di lavoro terapeutico con le famiglie dei tossicodipendenti, perseguendo l’intento di isolare e individuare la presenza di ridondanze relazionali che, raggruppate in cluster differenziati secondo le deformazioni narrative prevalentemente utilizzate, potessero offrire alcune opportunità:

  1. Permettere di conoscere meglio gli antecedenti familiari che si connettono con lo sviluppo di un disturbo in uno dei figli, evidenziato con l’abuso/dipendenza da sostanze;
  2. Differenziare i percorsi relazionali in base all’identità di genere del figlio e in base alle caratteristiche della psicopatologia prevalente associata al disturbo da uso di sostanze;
  3. Individuare percorsi terapeutici che sviluppino una prassi informata dalle considerazioni emerse dai due punti precedenti.

Rispetto ai primi due punti la letteratura internazionale ha da tempo messo in evidenza la connessione frequente tra disturbo da uso di sostanze e i principali disturbi di personalità individuati dalla nosografia psichiatrica (cfr. tra gli altri Rounsaville et al., 1982; Wurmser, 1985; Inman et al., 1985; Tempesta et al., 1986; Clerici, 1993, Grilo et al., 1997; Skodol et al., 1999; Gerra, Frati, 2000) o l’organizzazione di personalità al limite secondo Kernberg (Kernberg, 1965, 1980, 1984) e Bergeret (1976, 1983) o ancora la personalità narcisistica secondo Kohut (1971). È unanime il riconoscimento della maggiore frequenza tra la popolazione dei tossicodipendenti di disturbi di personalità caratterizzati da maggiore difficoltà nel controllo degli impulsi, disposizione agli agiti autolesivi e al comportamento antisociale, in particolare il Disturbo Borderline di Personalità e il Disturbo Antisociale di Personalità, secondo le definizioni del DSM-IV (1994). È altresì nota la frequente associazione tra sviluppo di un disturbo di personalità “impulsivo/erratico” e una storia personale di trascuratezza e maltrattamento/abuso in età infantile (Gabbard, 1994, Fonagy, Target, 1995, Benjamin, 1996, Knight et al., 1998), che rimanda quindi ad un’associazione tra disturbo da uso di sostanze, disturbo di personalità e storia relazionale familiare caratterizzata da varie forme di grave disaccudimento (minaccia, rifiuto, trascuratezza, maltrattamento o abuso sessuale).

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