(fonte: quotidianosanità.it 18 giugno 2021) – Anche per il presidente dell’Iss, Brusaferro è essenziale declinare gli indirizzi futuri e le ricerche scientifiche, sul solco di evidenze che tengano conto della variabile di genere. È quanto emerso oggi in Senato nel corso della conferenza stampa “Idee in pratica: per una sanità attenta alle differenze di sesso e genere” organizzata dala senatrice Dem Paola Boldrini, vicepresidente della Commissione Igiene Sanità.

“Per dare il via ad una stagione di rilancio e di riforma del Ssn bisogna costruire un Patto paese, che vede protagonisti le istituzioni, il mondo della scienza e della ricerca, le professioni, i sindacati, le associazioni dei pazienti. Un pezzo lo fanno le risorse che consentiranno di chiudere la stagione dei tagli e di investire in maniera strategica e strutturale, e l’altro pezzo lo faranno il territorio, la medicina di prossimità, la sanità digitale. Ma in questo contesto c’è anche uno spazio enorme per realizzare un investimento strategico sulla medicina di genere. Soprattutto sono convinto che sia importante indossare le lenti delle medicina di genere per ridelineare il Ssn nel suo complesso. Una chiave di lettura di genere ritengo sia permeante di tutte le azioni che metteremo in campo”.

Ancora una volta alza la palla alla medicina di genere, il ministro Roberto Speranza. L’occasione, la conferenza stampa “Idee in pratica: per una sanità attenta alle differenze di sesso e genere” organizzata dalla senatrice del Pd Paola Boldrini, vicepresidente della Commissione Sanità, nella Sala Nassirya del Senato, alla quale hanno partecipato oltre al ministro della Salute, il presidente dell’Iss Silvio Brusaferro, il Prof. Gaudio per il Mur e  Lorena Martini di Agenas. Un evento nel corso del quale è stato presentato il libro “Look into the future: the sex and gender in Pharmacology” realizzato da Flavia Franconi Delia Colombo.

“La medicina di genere, l’approccio basato sul sesso e sul genere in tutte le politiche sanitarie, dalla prevenzione, alla ricerca farmacologica, dalla diagnostica alle cure fino all’adozione dei presidi sanitari – ha spiegato Paola Boldrini – non solo serve per mettere in evidenza la differenza tra uomini e donne, come sta dimostrando anche il Covid, ma è necessario per cambiare in meglio il Servizio sanitario nazionale”.

“La legge 3/2018 con il suo art.3, al quale ho lavorato ed ho fortemente voluto – ha aggiunto Boldrini – è una legge innovativa a livello europeo, pietra miliare per fare in modo che il Sistema sanitario sia in grado di garantire le cure più appropriate a donne e uomini, che sono diversi non solo dal punto di vista biologico ma anche psico-socio-culturale. L’attuazione della legge sta andando avanti, con l’istituzione dell’Osservatorio sulla medicina di genere presso l’Iss, con i decreti attuativi e con le linee guida in arrivo per la ricerca farmacologica. Ma molto ancora dobbiamo fare, sia per far sì che farmaci, vaccini, servizi di diagnosi e cura non siano antropocentrici ma siano a misura di uomo e di donna. Questo approccio è in grado di rendere la politica sanitaria più equa nel diritto alla salute, in un momento in cui con il Pnrr ci apprestiamo a investire ingenti risorse”.

A testimoniare quanto pesino le differenze di genere nella salute sono proprio le conseguenze della malattia da Sars-Cov-2. Nel corso dell’evento in Senato Silvio Brusaferro ha infatti ricordato che se gli uomini sono stati i più colpiti dal Covid 19, il long Covid ha invece calcato la mano sulle donne. “La pandemia – ha detto – ci ha mostrato come ci siano differenze significative tra uomo e donna in termini di salute e malattia. Ad esempio lo vediamo nel fenomeno del Long Covid, ovvero la persistenza di sintomatologie che lascia l’infezione da Sars-Cov-2 dopo la fase acuta e di cui sembra che le donne siano più interessate rispetto agli uomini. Invece gli uomini sono più colpiti dalla malattia in fase acuta, come mostrano i dati dei ricoveri in terapia intensiva e quelli della mortalità”. Ecco perchè da sottolineato il presidente è imporftante declinare le variabili di genere nei percorsi formativi dei professionisti della salute.

Brusaferro ha anche ricordato la costituzione dell’Osservatorio di Genere presso l’Iss: “Un luogo dove integrare le istanze e le conoscenze e individuare gli indirizzi che a diverso livello devono essere svolti”. Ma, ha poi aggiunto, un punto essenziale è che le iniziative trovino riscontro in un quadro più ampio nel piano della prevenzione 2020-2025 e a livello europeo. “La sfida è che l’implementazione venga monitorizzata – ha concluso – e ci sono tutti i presupposti. Serve però anche un forte coinvolgimento delle giovani generazioni: se diamo loro spazio, anche le ricadute nel nostro contesto sociale e organizzativo non potrannio che essere favorevoli”.

Ma qualcosa sul fronte formativo si sta muovendo. Ad oggi, come emerge dai dati illustrati da Lorena Martini di Agenas, circa l’80% dei corsi di Medicina ha inserito o sta inserendo negli obiettivi e negli insegnamenti della propria offerta formativa l’approccio di genere. Attualmente, a livello sia nazionale sia internazionale, “le pubblicazioni di studi clinici basati sulla medicina di genere sono molteplici e di alto valore scientifico – ha spiegato – ma, nonostante le consolidate evidenze, le linee guida disponibili nelle varie discipline ancora non inseriscono nei percorsi gestionali delle patologie il determinante ‘genere’”.
Per questo Agenas è impegnata a collaborare con le aziende sanitarie, Associazioni e Fondazioni, a livello locale, regionale e nazionale, per promuovere l’approccio di genere nella pratica clinica, nella ricerca, e negli articoli scientifici, così come nella formazione dei professionisti della salute e l’informazione dei cittadini. “Questo è un aspetto importante – ha concluso – perché senza la coscienza culturale e scientifica delle implicazioni che questa tematica implica, la politica della salute può risultare metodologicamente imprecisa e persino discriminatoria”