(tratto da ilfattoquotidiano.ie 10 maggio 2013) – Presentata all’Università Roma Tre la prima ricerca dettagliata realizzata sul tema dall’Associazione italiana di sociologia da cui emerge che su un totale di 57 atenei pubblici italiani solo in 16 è presente almeno un insegnamento in gender studies. L’allarme dei curatori: “La tendenza è considerare il settore di pertinenza esclusivamente femminile”.

di Stefania prandi 10 MAGGIO 2013

Siamo un Paese arretrato per quel che riguarda l’insegnamento e l’apprendimento degli studi di genere. Con questo termine si intende quell’insieme di studi, più diffusi nei Paesi anglosassoni e del Nord Europa (ma anche in Francia e Germania), che indagano atteggiamenti e comportamenti sociali, economici e politici legati al nostro essere uomo o donna, eterosessuali, omosessuali, transessuali e così via. La condizione di “analfabetismo” in cui ci troviamo emerge dalla prima ricerca dettagliata realizzata sul tema, che viene presentata il 10 maggio a Roma dall’Associazione italiana di sociologia (Ais) all’Università di Roma Tre (scarica il programma). L’indagine, realizzata da Giada Sarra, Roberta Sorrentino e Francesco Antonelli, rispettivamente dottorande e ricercatore universitario del dipartimento di Scienze politiche di Roma Tre, indica che in Italia sono presenti soltanto 56 insegnamenti di genere, tra corsi di laurea triennali e magistrali, 12 corsi di perfezionamento, 6 master e 4 dottorati (pagina 5). Per renderci conto della situazione disastrosa in cui siamo basta considerare che la sola Università di Berkeley, negli Usa, offre più di 60 corsi in Gender studies nel secondo semestre del 2013.

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